Cinquant’anni senza Marilyn

23 08 2012

La sua immagine, unico caso tra dive e divi di ieri ed oggi, troneggia su scatole per la casa, magliette, lenzuola, poster, magneti da frigo, orologi: cinquant’anni fa, il 5 agosto 1962, moriva in circostanze ancora oggi non spiegate del tutto (suicidio, omicidio, morte accidentale?) Marilyn Monroe ma oggi forse è più viva che mai.
Il recente film Marilyn, di Simon Curtis con una strepitosa Michelle Williams a farla rivivere, ha raccontato in tono dolce amaro un fatto della sua vita, una storia platonica vissuta con un giovane assistente alla regia durante la lavorazione in Gran Bretagna de Il principe e la ballerina, mentre al forte di Bard è in corso per tutta l’estate la mostra degli ultimi scatti fotografici di Bert Stern, poche settimane prima della sua scomparsa.
Più di altre attrici morte tragicamente, da Jean Harlow, la sua ispiratrice, a Grace Kelly, più di altre icone femminile anche forse più belle di lei, da Rita Hayworth a Ava Gardner passando per Greta Garbo e Brigitte Bardot, più di tutti i suoi colleghi uomini, James Dean e Marlon Brando in testa, Marilyn Monroe è diventata un’icona oltre la sua vita, tragica e irrisolta, e oltre i suoi stessi film, che magari spesso chi acquista un poster con lei non ha quasi mai visto, tallonata in certi momenti da Audrey Hepburn solo però in Colazione da Tiffany, film che tra l’altro avrebbe dovuto interpretare la stessa Marilyn.
Trentasei anni vissuti tra infanzia infelice e piena di abusi, madre assente in ospedale psichiatrico (è morta all’inizio degli anni Novanta, non ricordando nemmeno chi era stata una figlia che comunque non l’ha mai abbandonata), ricerca spasmodica di amore, depressione, psicofarmaci, alcool, film interessanti e divertenti ma che erano un tormento per chi lavorava con lei, forse un complotto per toglierla di mezzo per i suoi legami pericolosi con la famiglia Kennedy: la vicenda umana di Marilyn Monroe, bambola triste ma mai stupida e sempre interessante, sexy con un cervello che la tormentava, ha tutti gli elementi di una tragedia moderna, o se si preferisce di una fiaba diventata tragedia, di una versione in nero del Sogno americano.
La sua vicenda poteva essere l’ennesima storia di riscatto American style, di un Paese senza frontiere che permette anche ad una figlia illegittima cresciuta tra famiglie affidatarie e tanta miseria di diventare bella, ricca e famosa, se non fosse per il tragico finale. La sua avrebbe potuto essere la storia di una ragazza povera e ignorante che diventava famosa per la sua bellezza, ma in modo molto protofemminista, faceva scoprire di avere un cervello, di essere in grado di studiare ed istruirsi, oltre che di pronunciare una frase come che è meglio salvarsi da sole che aspettare un principe azzurro che ci salvi. Ma lei purtroppo non c’è riuscita. Ci sono anche elementi di complotto e di omicidio, di un cold case mai risolto, ma qui si sconfina nella leggenda nera: e tutte queste cose, la fine prematura, l’inadeguatezza volendo essere il massimo non solo fisicamente, l’essere divise tra cielo e terra, tra inferno e paradiso, hanno reso Marilyn un’icona sopravvissuta ai decenni, capace ancora dopo cinquant’anni di apparire su oggetti di vita comune, riviste, sullo schermo degli Ipad e sui canali di Youtube.
Oggi, se non fosse morta in quella misteriosa notte mai chiarita a Los Angeles, Marilyn avrebbe ottantasei anni. Cosa sarebbe diventata, un’animalista come Brigitte Bardot, una privata cittadina come Greta Garbo, un’attrice di teatro come Katharine Hepburn, un’interprete di telefilm di culto come Angela Lansbury, una vincitrice attempata di Oscar come Jessica Tandy? Non è possibile saperlo, ma anche questo fa il suo mito, l’avere avuto possibilità infinite che sono state troncate in quel modo, in quel giorno, prima della guerra del Vietnam, del Sessantotto, dei movimenti per i diritti civili, del femminismo, degli anni di piombo, della fine della guerra fredda, dell’Undici Settembre, dell’avvento di Internet.
Marilyn diceva su vita e fama: Se sei famosa, la gente crede di avere il diritto di dirti in faccia qualunque cosa, come se questo non potesse ferirti. A volte penso che sarebbe meglio evitare la vecchiaia e morire giovane. Ma vorrebbe dire non completare la propria vita, non riuscire a conoscersi completamente. Da cinquant’anni persone di tutto il mondo, oltre il tempo e lo spazio, cercano forse di colmare anche questo della sua esistenza, quella di una donna che morendo allora ha avuto l’immortalità, come in un mito.

«Elena Romanello»

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Due storie a New York

09 07 2012

Un_giorno_questo_dolore_ti_sara_utile_locandina.jpgDue film di questi ultimi mesi sono accomunati da alcuni elementi comuni: sono tratti da due best-seller d’autore, sono incentrati su due adolescenti, uno all’inizio dell’età critica l’altro alla fine, in cerca di se stessi, e sono ambientati entrambi nella Grande Mela, quella New York nell’immaginario di tutti, ancora di più dopo quell’11 settembre così lontano e così vicino.
“Un giorno questo dolore ti sarà utile” del nostro Roberto Faenza dal romanzo omonimo di Peter Cameron racconta di James, diciassettenne che non vuole essere come i suoi coetanei e non si riconosce nei valori consumistici e di successo che vanno per la maggiore nel suo ambiente altoborghese ma abbastanza disfunzionale. Stretto tra un padre con smanie adolescenziali, una madre in cerca dell’anima gemella, una sorella che ha una relazione con un suo professore, Peter trova appoggio in una psicologa anticonformista e nella nonna artista, suo modello di vita, la cui perdita segnerà la sua vita mettendolo davvero in cerca di un equilibrio che non è quello che tutti si aspettano da lui. Inno all’anticonformismo e alla ricerca di sé, il film fotografa una New York colorata e insolita, e si appoggia molto agli interpreti, tra cui non si possono non citare Toby Regbo, già Silente da giovane nella serie di Harry Potter, nella parte di questo ragazzo sensibile e incompreso, e Ellen Burstyn, nonna alternativa e amante della cultura, punto di riferimento per il nipote e unica adulta vera in mezzo a gente che non vuole crescere.
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«Elena Romanello»

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Young adult

02 06 2012

In Monster la bella Charlize Theron aveva scelto di imbruttirsi e ingrassare per entrare nei panni di Aileen Wuornos, ex bambina violentata diventata serial killer e poi condannata a morte. In Young adult decide invece di imbruttirsi nell’intimo, entrando nei panni di Mavis, ex reginetta di bellezza di un liceo di provincia, ora trasferitasi a Minneapolis, dove è diventata una ghost writer di romanzi per adolescenti (da cui il titolo), si è sposata e ha divorziato ed è rimasta legata in modo morboso ai ricordi della sua adolescenza, coltivando un animo arido, egoista e poco pragmatico nemmeno di fronte all’evidenza della realtà. Leggi tutto »

«Elena Romanello»

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La sorgente dell’amore

28 05 2012

Dopo essersi confrontato con il dramma della Shoah in Train de vie e con lo stalinismo in Il concerto, Radu Mihaileanu affronta con La sorgente dell’amore il ruolo della donna nel mondo islamico, raccontando una rilettura moderna e orientale della storia di Lisistrata e del suo sciopero dell’amore.
In un villaggio tra Maghreb e penisola arabica, pittoresco ma a dir poco arcaico, che attira i turisti ma dove i loro soldi non si sa dove finiscono, le donne sono costrette, per prendere l’acqua che serve per lavarsi e per le faccende domestiche, a fare un impervio sentiero di montagna per raggiungere una sorgente, con infortuni e gravidanze interrotte bruscamente su quelle pietre. Leila, la giovane sposa giunta da un villaggio lontano del maestro del villaggio, lancia l’idea di rifiutarsi di fare l’amore finché gli uomini, inariditi dalla siccità e dalla crisi economica e totalmente nullafacenti, non si adopereranno per fare arrivare l’acqua in paese. I risultati saranno paradossali, tragici, ma anche commoventi e comici. Leggi tutto »

«Elena Romanello»

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Romanzo di una strage

24 05 2012

La Storia recente dei Paesi è ricca di ferite ancora aperte e spesso irrisolte: il nostro non fa eccezione, anzi, e il periodo del terrorismo, degli anni di piombo, trenta o quarant’anni fa, tra anni Sessanta e Settanta, sono un nodo tuttora aperto, la cui portata e i cui veri responsabili spesso non sono stati chiariti del tutto, perché troppi i giochi di potere e di equilibri che avevano dietro.
Per questo motivo, un film come Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana, che ricostruisce i fatti attorno all’attentato del 1969 a piazza Fontana a Milano, è da accogliere con interesse, e infatti ha attirato nelle sale persone di tutte le età, gente che allora era ragazza, all’indomani del Sessantotto, appartenenti alla generazione precedente, quella che credeva di aver liberato l’Italia dal nazifascismo, ma anche tanti giovani, non ancora o appena nati in quei tragici giorni. Non un blockbuster, certo, ma forse c’è bisogno di non blockbuster, di film meno commerciali, per capire l’oggi partendo da cosa è successo ieri. Leggi tutto »

«Elena Romanello»

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Breve ricordo di Giulio Girardi

28 04 2012

GiulioGirardi.jpgSi può parlare di una teologia militante? A rigor di logica, e dando alle parole il peso che queste meritano, direi di sì. E risponderei affermativamente perché il pensiero teologico non dovrebbe non militare in favore di un’idea ben precisa. Questa idea ho sempre pensato che potesse essere quella che i teologi della liberazione (Boff, Rodriguez e non solo) amavano chiamare “opzione preferenziale per i poveri”. Leggi tutto »

«Giuseppe Pulina»

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Eresie.

03 04 2012

weekend_con_il_morto.jpg
C’è un articolo del 25 marzo firmato dal critico Gian Paolo Serino sulla rivista online Satisfiction (http://www.satisfiction.me/vasco-rossi-inedito-il-manifesto-poetico-della-generazione-post/) che fa rabbrividire e lascia senza parole. Basterebbero solo due frasi: “Credo che Vasco Rossi sia il più grande poeta italiano del ‘900. Perché non puoi ignorare la poesia quando scala la hit parade”.
Infatti dal 29 marzo su Satisfiction ha preso il via la ‘Settimana della Poesia’ in cui si darà spazio a versi inediti dei grandi poeti contemporanei tra i quali Bolaño e Atxaga; a questi sarà affiancato Vasco Rossi, reo – così pare – di aver radiografato la precarietà esistenziale di molte generazioni. Leggi tutto »

«Fabio Nieddu»

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La Chiave di Sarah

22 03 2012

la_chiave_di_sara.jpgIl film di quest’anno dedicato alla Shoah è stato l’adattamento del bel romanzo di alcuni anni fa di Tatiana de Rosnay La chiave di Sarah, che ricostruisce una delle pagine a dir poco più vergognose della storia del Novecento francese, quando le forze dell’ordine d’oltralpe collaborarono con l’esercito nazista rastrellando gli ebrei parigini e rinchiudendoli nel Vélodrome d’Hiver a Parigi, da cui dopo alcuni giorni in condizioni a dir poco subumane furono deportati e per lo più uccisi nei campi di concentramento. Leggi tutto »

«Elena Romanello»

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Nuraghe Beach “La Sardegna che non visiterete mai” – Flavio Soriga

20 03 2012

nuraghebeach.jpgDai tempi del retore romano Quintiliano fino ad oggi conosciamo l’ironia come una figura del linguaggio per la quale si deve intendere il contrario di ciò che letteralmente si dice, un rovesciamento che genera sia comicità sia riflessione, e di contro può risultare frivola.
A quest’ultimo tratto si ascrive Flavio Soriga con Nuraghe Beach ‘La Sardegna che non visiterete mai’ (Editore Laterza, 196 pagine, 10€). Il titolo – che mina lo sforzo della lettura – supporta la cartina geografica di una Sardegna improbabile dove primeggiano stereotipi ridicoli.
Per introdurre questa guida è necessaria una premessa: Soriga è ormai un accanito sbandieratore del Campidano di cui non esita a cantarne le lodi, le perfezioni, le venature poetiche, l’hinterland intorno al suo paesino natale Uta. Insomma, l’ennesimo propugnatore del campanilismo. Leggi tutto »

«Fabio Nieddu»

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The Help

16 03 2012

the_help_movie_poster.jpgLa storia delle battaglie per i diritti civili della popolazione di colore statunitense rivista in un’ottica al femminile e anche decisamente femminista è il tema conduttore di The Help, quattro nomination all’Oscar 2012, dal romanzo di Kathryn Stockett, film capace di far ridere ma nello stesso tempo di lasciare con un groppo in gola mentre porta nel Missisipi reazionario (ma ancora oggi non sono stati fatti grandi passi in avanti in quelle zone) dell’inizio degli anni Sessanta. Leggi tutto »

«Elena Romanello»

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J EDGAR, IL LATO OSCURO DELL’AMERICA

04 03 2012

jedgar1_.jpgAll’edizione 2012 degli Oscar si segnala la vergognosa esclusione di J. Edgar di Clint Eastwood, ennesimo viaggio dell’ottantenne regista nei meandri più oscuri e dell’animo umano e del sogno americano, partendo stavolta dalla Storia del cosiddetto secolo breve.
Questa volta Clint Eastwood sceglie di raccontare la vita del fondatore dell’FBI, l’organo di forze dell’ordine statunitense celebrato da tanti film e telefilm tra giallo e paranormale nel corso dei decenni, ma in realtà non certo così eroico, a cominciare da chi lo inventò. Affidandosi ad un Leonardo di Caprio bravissimo e lontano mille miglia dal ragazzo romantico di Titanic, Eastwood ricostruisce una pagina di Storia dagli anni Venti ai primi Settanta, tra lotte sindacali, il rapimento del figlio di Charles Lindbergh, il maccartismo, i peccati dei fratelli Kennedy, attraverso un uomo tormentato e non certo eroico, diviso tra un’idea del dovere e dello Stato a dir poco reazionaria e le pulsioni da lui percepite come innaturali della sua vita privata, tra una devota segreteria per sempre innamorata invano di lui che poi salverà la sua memoria distruggendo i documenti più compromettenti e il suo segreto compagno di vita. Leggi tutto »

«Elena Romanello»

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The Artist – un film muto che restituisce la parola al vero cinema.

20 01 2012

the_artist.jpgChi sa respirare l’aria dei miei scritti, dice Nietzsche nell’Ecce Homo, sa che è un’aria delle cime, un’aria forte. Bisogna esser nati per respirare quell’aria, altrimenti si corre il rischio, non piccolo, di raffreddarsi, lassù. Il ghiaccio è vicino, la solitudine immensa, ma che pace illumina le cose! Come si respira liberamente! quanta parte di mondo sentiamo sotto di noi !
Questa idea che le cose belle respirano mentre le altre soffocano è in un libro di Paolo Nori, Le cose non sono le cose, di quelli dove io mi rifugio quando mi manca l’aria.
Oppure vado al cinema, così: cellulare spento, niente Internet, buio pesto, niente di niente; meglio se all’Astoria di Lerici. Al loro sito web ti invitano ad andarci per : vedere un film, perché il cinema piace, perché oggi proiettano proprio il film che aspettavi da un po’, perché incontri altre persone e poi discuti con loro di quello che hai visto, per confrontarsi con quello che qualcuno da dentro lo schermo racconta, per imparare qualcosa di nuovo sul mondo e su di noi, per valorizzare le differenze, condividere affinità, riaccendere memorie, per ridere, piangere, emozionarsi e pensare assieme ad altre persone, e infine perché no? per discutere con loro di quello che hai visto: se questo è ciò che cerchi, il cinema Astoria ti dà il benvenuto. Leggi tutto »

«Sonia Pendola»

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“La nausea”. Ecco il pocket-punk dei Muleta

10 01 2012

muleta_cover.jpgUna track-list di otto pezzi, per un totale di 24 minuti circa di musica e cantato. Il disco di esordio dei Muleta, “La nausea”, in uscita a fine gennaio, non si può, certo, riassumere in queste cifre, anche se i numeri hanno sempre in fin dei conti una loro ragione. Sette degli otto brani (l’eccezione è “Con i vermi”) non superano i tre minuti, fedeli anche in questo a quella formula di punk tascabile assegnata alla band dall’etichetta (psicolabel/muletadischi, vale a dire black nutria) che ne cura il lancio e la promozione. Giusto tre minuti, questa pare la soglia scelta dai Muleta (Enrico Teno Cappozzo, voce e chitarra; Giulio Pastorello, batteria; Davide Scapin, chitarra; Marco Zennari, fonico live) per dire e cantare tutto quello che sentono di dover dire e cantare. Un approccio rigorosamente minimalistico, allora, avvertibile anche nei testi, dove i versi non giocano mai su combinazioni di parole scontate.
La ripetizione del verso (ma non è certo di poesia che qui si parla) non è fortunatamente mai portata per le lunghe. Ascoltare per credere “Senza fiato” e “Dino”, due dei pezzi di più forte impatto, ben orchestrati sulle due chitarre di Cappozzo e Scapin e la batteria essenziale di Pastorello. Essenziale e mai esagerata proprio come la voce roca di Teno Cappozzo. Leggi tutto »

«Giuseppe Pulina»

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Negrita: Dannato Vivere

05 01 2012

NegritaDannatoVivereAlbumCover.jpgI Negrita, dopo il clamoroso successo di “Helldorado”, tornano sulle scene - a distanza di due anni  - con un album ricco di sorprese. “Dannato vivere” è forse meno diretto del precedente, che invece puntava molto sulla critica alle contraddizioni materiali del nostro tempo: la politica corrotta, l’Italia in rovina, la cultura disprezzata, la mancanza di solidarietà, l’inferno dorato dove tutto luccica e ci porta lontano dalla felicità; dal punto di vista del sound, trasmetteva un’atmosfera latina, reggae, ska e punkrock, continuando quella sperimentazione nata da “L’uomo sogna di volare”. I Negrita hanno sempre rifiutato le etichette di genere, e in questo album si sono impegnati a strutturare le nuove strade e a ripercorrere quanto fatto nel passato. Leggi tutto »

«Fabio Nieddu»

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Fantasy genere reazionario?

28 12 2011

fg_1132_2496.jpgLa strage che il 13 dicembre scorso ha insanguinato Firenze, quando Gianluca Casseri ha massacrato due ambulanti senegalesi,ne ha feriti altri due prima di mettere fino alla sua follia con un colpo in testa ormai circondato dalla polizia, ha riportato alla ribalta una pericolosa associazione, quella del genere fantasy, di cui l’assassino era appassionato, come reazionario e nazifascista. Le inchieste della polizia e gli approfondimenti si sono poi orientati, giustamente, sulle frequentazioni e le ideologie di Gianluca Casseri, ma molti appassionati e scrittori di fantasy si sono interrogati e confrontati su questa associazione.
Per anni in Italia c’è stata una contrapposizione, oziosa quanto si vuole, nell’ambito dell’immaginario, tra la fantascienza buona ed amata dalla sinistra e il fantasy cattivo ed amato dalla destra, contrapposizione tipicamente nostrana, visto che nei Paesi anglosassoni Tolkien e colleghi sono adorati soprattutto invece dalla sinistra radicale e alternativa. Leggi tutto »

«Elena Romanello»

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“Scusate, ma adesso devo riposare”

23 12 2011

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Se n’é andata così, Cesaria Evoria, con le ultime note di un bacio maledetto.
Leggenda, genialità fuori discussione, ma anche passionalità e una vita
vissuta tra nostalgia di una terra ruvida e il segno di una famiglia distrutta.
Come avviene per alcuni scrittori - la letteratura é maestra in questo -
la certificazione del successo può mancare in quella parte della carriera
in cui avviene la massima esplosione del talento, lo stesso vale per i musicisti.
Addirittura spesse volte é la morte che li restituisce all’Olimpo, emblematico
é il caso di Nick Drake, virtuoso poeta e cantautore spazzato via nella generazione
del rock anni ‘70, morto a soli 28 anni, ma che ultimamente la critica
sta pian piano riscoprendo.
Per Cesaria Evora, si genera invece una possibilità di entrare nel mondo della
musica internazionale solo all’età di 47 anni, e così avviene in uno studio di
registrazione a Parigi.
La prima canzone a sfondare nel panorama francese, che diede sempre un occhio di
riguardo ai fenomeni musicali di culture esotiche, sarà ripresa dalla prima interpretazione di
Armando Zeferino Soares. Fu scritta nel 1950 e dedicata agli emigranti
di Capo Verde che sbarcavano nell’arcipelago di São Tomé e Príncipe, per lavorare
(alla stregua di schiavi) nelle piantagioni di cacao e di caffé.
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«Fabio Nieddu»

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Anonymous, la vera storia di Shakespeare

07 12 2011

anonymous_movie_poster.jpgQuando partono i titoli di coda qualcuno può rimanere stupito a vedere che Roland Emmerich, autore di americanate fracassone e non di grande valore artistico come Indipendence Day, Godzilla e L’alba del giorno dopo, stavolta si sia voluto misurare con una materia ben più impegnativa e abbia costruito un kolossal raffinato e d’autore come Anonymous, riuscendo a costruire una storia che piace innanzitutto a chi dal cinema cerca cultura e storie stimolanti, e non solo effetti speciali a iosa con trame stereotipate. Leggi tutto »

«Elena Romanello»

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Jeremy Rifkin: il sogno europeo di un americano inattuale

03 12 2011

Jeremy_Rifkin.jpg“Mentre lo ‘spirito americano’ guarda stancamente al passato, nasce un Sogno europeo, più adatto ad accompagnare l’umanità nella prossima tappa del suo percorso: un sogno che promette di portare l’uomo verso una consapevolezza globale, all’altezza di una società sempre più interconnessa e globalizzata” (Jeremy Rifkin, Il sogno europeo, 2004).
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«Giuseppe Pulina»

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Dylan e Knopfler, Roma novembre 2011

23 11 2011

bob_dylan_roma.jpgChi lo avrebbe mai detto che un evento tanto atteso come il concerto di due mostri sacri del rock potesse rivelarsi così deludente e sorprendente allo stesso tempo? Questa è la sensazione che Bob Dylan e Mark Knopfler hanno suscitato nel loro ultimo concerto romano. Concerto che proveremo a raccontare in pillole. Ad aprire le danze è stato l’ex leader dei Dire Streets che, umile e sobrio come al solito, non è sembrato affatto scalfito dall’incalzare del tempo. È sempre lui, e gli bastano poche note per far riconoscere quel sound che lo ha reso famoso. Leggi tutto »

«Massimo Cristaldi»

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Achtung - ritorni di fiamma e berlusconismi

13 11 2011

berlusconi1_300x239.jpgNon siamo precipitosi e, soprattutto, non illudiamoci e non lasciamoci ingannare! Le dimissioni di Berlusconi non significano affatto, come da più parti invece si sente dire, che con l’uomo di Arcore sia finito anche il berlusconismo. Prima di conclamare la fine ufficiale del berlusconismo, compito che forse potranno assolvere tra diversi anni i libri di storia, bisognerà redigere il certificato di morte politica dell’ex premier. Perché ciò accada, passerà ancora del tempo. Leggi tutto »

«Giuseppe Pulina»

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